Fare un giornale non è facile, potrebbe non piacere, ad esempio. Malgrado lo sforzo.
Usare poi internet comporta riuscire a orientarsi dentro una galassia misteriosa in compagnia del mostro dei nostri tempi che si chiama computer: Non è per niente facile. Però, male che vada, trovi sempre un angelo custode che ti aiuta, e si risparmiano un sacco di soldi.
Questo che incominciate a leggere è un periodico, qualche anno fa era nato in forma cartacea; era un bel bambino, ma povero. Ed è stato impossibile salvarlo anche se canticchiava note che un po’ di gente mostrava di gradire. E’ stata dura perderlo. Me lo sognavo la notte, mi sembrava sentirlo….: ”Deh quant’era bella quand’ero bimbo, ditemela ancor la favola di lui che piange il suo perduto amor”. Pazienza. E’ stata davvero una favola, ma in quanto agli amori è meglio non piangerli mai. Poi se guardate la data di nascita di questo di cui parlo vedrete che ha già passato i vent’anni. Spanne di vita che gli consentono di camminare da solo.
Faremo del giornalismo. Un bel mestiere, che per farlo bisogna conoscere e capire con forza l’articolo 21 della Costituzione che garantisce il diritto “…di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione..”. Un bel mestiere che non fai senza stoffa e talento, e una certa cultura: per esempio, senza essere glottologo, non è banale distinguere pirata da corsaro. Soprattutto in questo mestiere caldo bisogna essere onesti, non tessitori di chiacchiere o della brigata dei suppergiù.
Ci aspetta un lavoro in una società attenta, difficile sofferente, una società tormentata colma di paradossi, una società fremente e imbranata, piena di risorse e senza regole, incapace di darsi il lievito necessario alla creazione di una nuova guida culturale e politica. Il giornalismo può fare molto in questo campo e trovarvi le pietanze per alimentare la passione del mestiere.
Fare un giornale a Venezia, da cui osservare il mondo senza presumere di essere il mondo, è un’impresa che si è sempre dimostrata molto complicata. Figurarsi quando uno si mette in testa di scrivere nell’etere, con tutta la fiacca e l’irresolutezza che boccheggia intorno.
Eppure sento, con questi minimi presupposti, che qualcosa di buono si può fare, immergersi nelle amicizie e nel lavoro, e chiamarsi, nonostante tutto, I Veneziani.



